L’arte cartaria a Pescia

 

L’inizio del Seicento fu un periodo difficile per le cartiere toscane e italiane, a causa di problemi di carattere strutturale come l’arretratezza tecnologica, la carenza di capitali e l’incapacità di affrontare il mercato. Per questo nacque l’Appalto generale della carta, dapprima come patto volontario accettato dai proprietari delle cartiere, poi come imposizione dall’alto. L’appaltatore controllava la produzione e il commercio di tutta la carta toscana: i singoli stabilimenti ricevevano le materie prime e l’ordinazione precisa dei tipi di carta da produrre, i prezzi erano rigidamente fissati e non c’era spazio per la libera iniziativa dei cartai.

 

Nel 1650 fece la sua comparsa nell’area di Pescia la famiglia ligure degli Ansaldi, impegnata nella produzione della carta per oltre due secoli. Gli Ansaldi non si mossero sempre secondo le regole dell’Appalto, dato nel tempo in gestione a privati, ma il loro ascendente fu notevole: grazie alle migliori attrezzature concesse alle cartiere esistenti e alla costruzione di nuovi stabilimenti all’inizio del Settecento, il prodotto pesciatino acquistò buona fama anche sul mercato estero.

 

Con la fine dell’Appalto nel 1749, gli impianti iniziarono a essere sfruttati secondo le loro reali potenzialità produttive, ma il ritorno al libero mercato influì negativamente sulla qualità: senza più revisione, i cartai non si impegnavano a perfezionare la manifattura, ma si accontentavano dello smercio che trovavano. Secondo i proprietari degli impianti, l’arte della carta andava assolutamente perfezionata, investendo nella scelta di cenci di maggiore qualità, nella raffinatura del pesto e nell’utilizzo di migliori scarnicci per la colla.

 

Lo sviluppo non si fece attendere: nell’arco di 30 anni le cartiere della zona di Pescia passarono da cinque a oltre venti, raggiungendo la più alta concentrazione di stabilimenti dell’intera nazione assieme a Villa Basilica; a fine Settecento la struttura industriale aveva già raggiunto le dimensioni mantenute fino agli anni dell’Unità d’Italia.

 

Questa fase coincise con l’arrivo nel pesciatino della famiglia Magnani, che con i suoi considerevoli investimenti diede inizio a una stagione di affitti, acquisti, ristrutturazioni e costruzioni di nuove cartiere. Una intraprendenza che può essere notata anche nella fabbricazione di carta con i ritratti di Napoleone e Maria Luisa d’Austria in filigrana, che ottenne dalle istituzioni francesi i permessi per essere messa in produzione.

 

Foto: L’ex cartiera.
Credits: www.oltrepistoia.it