Il benessere aziendale è l’asset che avanza per rendere il luogo di lavoro un posto piacevole in cui le idee possano fiorire. Per dare un vero valore aggiunto a tecnologia, know how, tradizione e produttività, il patrimonio di un’azienda deve arricchirsi di condottieri in grado di motivare e sostenere le persone, generando l’orgoglio dell’appartenenza.

 

Come in ogni distretto industriale dinamico, anche nella Tissue Valley si affrontano le sfide con entusiasmo e apertura d’animo. Fra i cambiamenti che animano la società a ogni latitudine, la riscoperta del valore delle persone è uno degli asset portanti di una riflessione che sta mettendo in discussione il campo delle cosiddette risorse umane.

 

La struttura gerarchica e le persone

Se la struttura di un’azienda è – per sua natura e per ragioni di mera funzionalità – gerarchica, il modo in cui si concepisce la struttura verticistica è tutt’altro che granitico e irremovibile. CEO, azionisti, titolari, sono prima di tutto persone, così come lo sono i collaboratori, i dipendenti, la manodopera e i partner: persone o gruppi di persone. È la rigidità basata sulle regole la migliore organizzazione possibile?

 

L’era dei mutamenti: da risorse umane a persone

Il mondo sta cambiando, non solo perché l’evoluzione tecnologica viaggia a ritmi da primato ma anche perché le persone rivendicano una nuova, ridefinita identità, che sia olistica, armonica e in cui possano riconoscersi. Motore determinante è stato il web, con le sue caratteristiche di autoprofilabilità: colui che prima era considerato e classificato esclusivamente grazie al mestiere che svolgeva, oggi esplica la propria personalità multidimensionale anche e soprattutto in rete. Ecco allora che il capo reparto d’officina non è più solo il caporeparto ma è anche un esperto di musica tradizionale, un conoscitore delle tecniche di permacoltura o un praticante di sport estremi. Una soggettività multiforme che trova, grazie al web, pienezza e compiutezza nella relazione con migliaia di persone in tutto il mondo, persone che lo riconoscono ora come esperto, ora come atleta. Se sul biglietto da visita aziendale la definizione non potrà cambiare, è necessario rendersi conto che questa persona è complessa, sfaccettata, nuova. Dal punto di vista del leader, quella che prima era una “risorsa”, adesso è una persona.

 

Aziende, persone, welfare

Come può questa nuova identità essere armonizzata in azienda? E se l’azienda non si è ancora resa conto dei cambiamenti, come smuovere l’inerzia? Dato che, come detto, la struttura delle imprese è gerarchica, il cambiamento non può che avvenire dal vertice.

Alla base della riflessione c’è la constatazione che il fattore umano è ciò che realmente differenzia un brand da un altro e – nel caso della Tissue Valley –  l’unicità di un territorio dalle connotazioni di un qualsiasi posto del mondo.

In questo contesto c’è una parola che trova nuova forza: welfare. Welfare è sicurezza e tutela ma oggi è soprattutto benessere. Da qui parte una rivoluzione, che proprio perché basata sul riconoscere le persone, non è fatta più soltanto di incentivi economici. I nuovi condottieri adottano strumenti come il bleisure (che unisce viaggio di lavoro e viaggio di piacere), facilitazioni sulla mobilità, collegialità delle decisioni strategiche, supporti sanitari, telelavoro, flessibilità… Ma non basta per scatenare orgoglio e senso di appartenenza, indispensabili per far rendere al meglio le persone. Non basta neanche la ridefinizione dei simboli di potere gerarchico come la dress code, i parcheggi riservati e l’architettura degli uffici. Per attrarre e far stare bene le persone e i nuovi talenti è necessario che chi sta al vertice riacquisisca quella sensibilità umana che è conditio sine qua non per poter interagire in maniera profonda ed efficace con gli altri.

 

La prospettiva Ho’oponopono

Una prospettiva intrigante la offre quella disciplina (o meglio quella visione) che è conosciuta con il nome di Ho’oponopono. Perfezionato da un folle psicologo, il dottor Ihaleakala Hew Len,  questo metodo affonda le sue radici nella tradizione hawaiana. Ho’oponopono significa più o meno “Rimettere le cose a posto” e la filosofia di fondo prevede due step fondamentali: cancellare i pensieri dannosi (che agirebbero come veri e propri software) ed essere responsabili per qualsiasi cosa accada. Un terapeuta Ho’oponopono, di fronte a un problema di un paziente, assume in sé la responsabilità del problema con una prospettiva che è riassumibile con questa frase: “Cosa c’è di errato in me che ha indotto il problema di questa persona?”. La terapia consiste quindi nel depurare sé stessi, assumersi la responsabilità del problema e cercare una connessione con l’Assoluto per risolvere la questione. Se è ovvio che i leader d’azienda non debbano sentirsi responsabili di tutti i problemi delle persone, è però di fondamentale importanza ciò che questa disciplina insegna:
 

  1. stoppare il giudizio sugli altri
  2. interrogarsi sul proprio ruolo nella generazione della crisi
  3. fare silenzio e chiarezza
  4. guardare l’altro
  5. imparare ad amare le persone per ciò che sono
  6. disporsi in modo tale da avere fiducia nel cambiamento positivo.

Questo spostamento, che ai più può sembrare un’inezia, è in realtà estremamente potente ed è fondamentale per rendere possibile l’avvio di questa rivoluzione.

 

Una leadership sempre più “sensibile” e il welfare per tutti

I nuovi leader sono quindi chiamati a una sfida in più, quella di ridefinire il proprio atteggiamento interiore, affrancandosi da pensieri tossici e modalità che impediscono la relazione efficace.

Se l’Italia è per antonomasia il Paese del buon vivere, nella Tissue Valley vogliamo fare di più: diventare il luogo in cui lavorare è un piacere assoluto, per tutti.