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# Il ruolo dell’innovazione di prodotto nell’epoca dell’intestino felice

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##### 23 maggio 2018

*Come può e deve cambiare la carta igienica dopo la scoperta del “secondo cervello”.*

 

Nel campo letterario uno dei best seller dell’ultimo biennio è “**L’intestino** felice” di [**Giulia Enders**](https://it.wikipedia.org/wiki/Giulia_Enders). Un successo internazionale nato in un contesto di **riscoperta delle funzioni intestinali** che sta orientando un nuovo modo di pensare a tutto ciò che accade sulla tavoletta WC.

 

Nel 2006, a sdoganare le funzioni del corpo, era stato [**Michael D. Gershon**](https://en.wikipedia.org/wiki/Michael_D._Gershon) con la pubblicazione de “**Il secondo cervello**” in cui si illustra come **il cosiddetto sistema nervoso enterico sia un hub indipendente di elaborazione neurale in grado di interagire con il sistema nervoso centrale**.

 

In un contesto del genere, **intuire le chiavi sensibili nella percezione profonda del consumatore diventa elemento strategico essenziale per il successo sul mercato**. Lo scenario italiano, **a bassa fidelizzazione e con una serie di target decisamente esigenti, è paradigmatico per illustrare modalità e prassi di approccio vincenti**.

 

**In Italia l’innovazione di prodotto si è concentrata prevalentemente su tre assi**: lo **spazio**,  la **morbidezza** e gli **elementi aggiuntivi**. Il grande successo dei **rotoli con oltre 300 strappi** e delle **confezioni da 8-10 rotoli** lascia supporre una **dinamica di acquisto tutt’altro che frequente, indicando come il consumatore che predilige questo tipo di prodotto valuti la durata del rifornimento e la convenienza come elementi principali alla base della decisione del comprare**. Chi predilige una **carta morbida** fa trasparire un preponderante **senso estetico**, un bisogno di bello che si esplica al tatto ma anche alla vista. Diverso è il caso di **coloro che acquistano carta con sostanze emollienti o additivi più o meno esotici, si tratta di target che sono presumibilmente in grado di scegliere fra sostanze di origine naturale e sostanze artificiali o chimiche, persone che saranno sempre più in grado di distinguere e valutare l’affidabilità dei prodotti**. Si tratta di identikit di massima, con caratteristiche che sono prevalenti e non isolate in ciascuno dei target. È così possibile ipotizzare consumatori sensibili a prodotti con emollienti naturali distribuiti in confezioni salva spazio o dalla texture impareggiabilmente morbida.

 

Se la **resistenza** è ormai data per scontata dai mercati e se l’asset della **sostenibilità** è sempre più diffuso (già nel 2011 **Guy Goldstein** ricordava che “Il consumatore vuole ora prodotti più ecologici da produttori impegnati nel rispetto del pianeta, ricavati da fonti sostenibili in aziende dove la tracciabilità non sia solo a parole bensì a fatti”), c’è da comprendere al meglio **cosa vorranno i consumatori nell’epoca della felicità intestinale**, e predisporre l’affinamento delle strategie di innovazione. Sempre Goldstein sostiene “**l’importanza di avere una strategia Ricerca & Sviluppo che comprenda non solo gli aspetti tecnici della produzione, ma anche le attese veicolate dalle politiche di marketing**”. Ecco quindi che è necessario **capire di più il fascino discreto dell’intestino**.

 

**Siamo in un’epoca caratterizzata dalla ricerca di senso profondo** e il rapporto con il corpo, la sua riscoperta e la sua ri-valorizzazione, sono alla base di moltissimi cambiamenti in atto un po’ ovunque nel mondo. L’interesse per l’intestino nasce dunque in un **humus in cui le persone hanno voglia di conoscere sé stesse e di poter – in qualche misura – avere accesso alle proprie forze primordiali, rivendicando una autonomia soggettiva che diventa sempre più autonomia dal potere costituito** (e per estensione dalle aziende). Coloro che si avviano sulla strada del conoscere sé stessi lo fanno perché ne sentono il **desiderio**, non è infrequente però che nel cammino il desiderio si trasformi in vero e proprio **bisogno**; in questa fase le dinamiche di acquisto sono decisamente **polarizzate** e **le scelte di consumo hanno radici viscerali**. Si passa allora dalla profondità dell’anima e si arriva, per passi, anche a riscoprire l’intestino. Altre persone sono semplicemente stuzzicate dall’idea di un **buon funzionamento intestinale** e quando intraprendono il percorso, possono arrivare a **scoprire una nuova visione del mondo, che cambierà anche il loro stile di acquisto e relazione con i prodotti**; un percorso che parte dall’intestino e che può (ma non sempre accade) arrivare all’anima. In entrambi i casi **questi target saranno più consapevoli, più critici, assetati di trasparenza, bisognosi di dialogo, in cerca di onestà. In poche parole: più esigenti**.

 

Altro elemento dei percorsi di consapevolezza intestinale è quello della **sovrastruttura**: l’educazione relega nell’inconscio la predilezione per le feci, modificando ciò che i bambini ritengono “di valore” in qualcosa di disgustoso. Confinato nel disprezzo, il defecare acquisisce inconsapevolmente caratteristiche sadiche e aggressive, che si esplicano simbolicamente collegando le feci alla sensazione del raggiungimento del successo. **Scrollarsi di dosso le sovrastrutture per rendere l’intestino felice e rendere sé stessi felici**. Questo il percorso che sempre più persone fanno nell’epoca in cui si sprecano i convegni sul **secondo cervello**.

 

**Come rispondere a questi profili con politiche di innovazione?** Ogni azienda ha sicuramente la soluzione ideale ma quello che è possibile suggerire è la gestione di una rosa variegata di elementi fra cui non c’è solo il prodotto ma anche **natura**, **trasparenza** aziendale, **autenticità**, **essenzialità**, **packaging**, in un’ottica in cui è il **significato**, la **storia**, la **profondità** a determinare tutto.

 

Da non dimenticare infine la “**pupuforia**” (in inglese poo-foria), quell’**elemento di soddisfazione post-evacuazione che è sempre più percepito come vera e propria liberazione dallo stress**. Elemento da aggiungere a quanto detto sopra per completare il quadro delle dimensioni di innovazione per **essere vincenti presso il popolo dell’intestino felice**.

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